L’anatroccolo era esile e cagionevole di salute. Sembrava molto più piccolo ed indifeso dei suoi fratellini, tanto che tutta la famiglia si sentiva sempre in dovere di proteggerlo. Nessuno avrebbe scommesso un soldo su quel corpicino quasi trasparente. Aveva, tuttavia, una voce incantevole. Non appena apriva il becco, la grazia infinita emanata dalla sua ugola spargeva la gioia per ogni dove. Si vergognava, però, di condividere il suo dono con gli altri poiché aveva paura di non essere accettato dal gruppo. Gli anatroccoli, infatti, non cantano e, per questo motivo, viveva nel terrore di essere emarginato.
Finalmente, dietro insistente sollecito dei suoi cari, fece il debutto canoro tra gli amici e tutti vennero, improvvisamente, investiti dalla sua inaspettata voce d’angelo, dietro cui si celava qualcosa di magico. Sembrava provenisse direttamente dall’anima limpida della dolce creatura. L’approvazione e la commozione dei presenti fecero esplodere un’incontrollabile felicità nel cuoricino del piccolo. Ora era certo che cantare, sempre e solo cantare, era l’unica cosa che lo facesse sentire vivo, anche se non trovava il coraggio di esternare questo suo desiderio. Mamma Anatra, però, decise per il suo cucciolo e gli cambiò la vita.
Un bel giorno, vedendolo consumarsi nella tristezza e capendo cosa gli si agitava dentro, l’affrontò con queste parole: “ Vuoi cantare? Fallo, allora! Dai il meglio di te e lotta, con impegno e volontà, contro chiunque voglia impedirti di realizzare i tuoi sogni. So che ce la farai, ho piena fiducia in te.” Gli occhi dell’esserino si riempirono di gratitudine, perché colei che gli aveva donato la vita comprendeva le sue inquietudini e gli stava dando appoggio incondizionato. Mamma Anatra, però, sapeva benissimo che era troppo ingenuo e disarmato per volare da solo e, così, lo prese per mano e lo condusse da un gufo molto saggio e dall’aria imponente.
Al suo cospetto, l’anatroccolo sembrava ancora più gracile ed inerme. Il gufo, poco convinto, dopo aver udito la richiesta d’aiuto di sua madre, decise di sincerarsi delle reali capacità del piccino. Questi era molto intimidito dalla solenne presenza che torreggiava su di lui ma, appena cominciò ad intonare il suo canto melodioso, sentì il timore svanire. D’un tratto, il saggio sentì una fitta trapassargli il cuore. Ascoltava stupefatto quel piccolo miracolo della natura e, senza avvedersene, le lacrime scorrevano a fiotti sulle sue gote rotonde e bonarie. Non aveva mai udito prima niente che nemmeno gli si avvicinasse. Com’era possibile che quel soldo di cacio possedesse una voce così divina? “ Dio mio, eppure sembra così fragile da aver paura di spezzarlo!”, pensò tra sé il gufo.
Il gufo non ci pensò su due volte e decise di prendere la giovane promessa sotto la sua ala protettrice. Per far conoscere a tutti la sua bravura, aveva bisogno di molti soldi e, senza esitare, investì tutti i suoi sudati risparmi. Era convinto che ne valesse la pena, se non altro perché quella dolce creatura aveva regalato un sogno ed una nuova fortissima emozione alla sua grigia esistenza.
Il debutto in società spaventava terribilmente il tenero frugoletto ma questi sapeva che mamma Anatra ed il suo nuovo amico non l’avrebbero abbandonato. E fu così che, un bel giorno, il paese fu sconvolto dalla grazia della sua voce. “ E’ nata una stella, una piccola stella che brillerà presto lucentissima nel firmamento delle celebrità”, gridavano all’unisono le prime pagine dei giornali. Il cuoricino del piccolo era talmente colmo di felicità che rischiava di scoppiare. Mai sensazione fu più bella e gratificante. Adesso era definitivamente consapevole di quale fosse il suo destino ed urlava al mondo intero: “ Canterò, si, canterò finchè avrò fiato! Manterrò questa promessa che faccio a me stesso, costi quel che costi.”
Cominciò un interminabile periodo di duro ed estenuante lavoro ma, l’infaticabile anatroccolo, ben conscio che il suo cammino sarebbe stato lastricato di sacrifici, non si lamentava ed accettava con maturità ogni nuova prova che la vita gli metteva davanti. “Mi aiuterà a crescere”, pensava eccitato tra sé. Non si sarebbe mai sentito solo finchè avrebbe avuto al suo fianco i due angeli custodi che tanto credevano in lui. Erano la sua forza e la sua speranza.
Il gufo divenne ben presto un amico con cui dividere gioie e dolori. Era il suo punto di riferimento, la spalla su cui piangere. Cercava sempre l’approvazione di quell’essere che ammirava tanto e per cui il suo cuore traboccava d’affetto. Ognuno dei due, senza avvedersene, stava consacrando la propria esistenza all’altro. Spesso non era necessario neanche parlare, il minimo gesto rivelava la loro intesa e complicità.
Intanto, la popolarità della piccola stella cresceva a dismisura e, ovunque andasse, veniva accolta da gesti d’affetto del suo pubblico sempre più numeroso. Gli anni di studio e d’incessante lavoro, diedero i primi importanti frutti. Non ci fu premio che non portò a casa e concorso in cui non stupì con la perfezione e la passione delle sue esecuzioni. Tutto il paese l’aveva ormai innalzato a gloria nazionale.
Il suo saggio confidente decise che l’anatroccolo, che intanto cresceva e si tramutava in un bellissimo cigno, era divenuto abbastanza forte da spiccare il volo e conquistare il mondo. Nel frattempo, mamma Anatra capì di nutrire completa fiducia nel vecchio amico da potergli affidare totalmente il suo cucciolo.
Il gufo fu lungimirante e, dopo aver tanto atteso, scelse il momento adatto per lanciare il suo protetto nel firmamento delle stelle più lucenti. Alla sua ugola suprema e piena di grazia, nessuno seppe resistere. Ben presto, anche i più restii ed i più cinici capitolarono, facendosi avvincere dagli acuti inarrivabili del suo maestoso talento. Il mondo era ormai ai suoi piedi ed il cigno non riusciva a spiegarsene la ragione. La sua felicità fu immensa ma non si montò la testa. Ogni gesto del suo pubblico per lui era una stupita rivelazione. “Perché mi amano tanto? Io non sono nessuno.Ho solo voluto inseguire tenacemente il mio sogno. Tutto ciò è bellissimo e gratificante ma non credo di meritarlo!”, dichiarava al suo angelo custode durante una delle loro dolcissime chiacchierate. “Lo meriti eccome”, rispondeva il gufo, “li hai disarmati con la tua meravigliosa voce ma anche grazie all’umiltà e bontà d’animo che il tuo cuore non riesce a celare. Non cambiare, piccolo, resta sempre così come sei: conserva la tua spontaneità e l’amore per gli altri e per la vita. Vedrai, tutte le porte si spalancheranno presto per te.”
Nel frattempo, il cigno completò la sua metamorfosi e si rivelò essere una splendida signorina. Tutti contemplavano ammirati le sue doti canore ma anche il fascino che il suo esile ed armonioso corpo emanava. Il gufo si accorgeva di ciò e, segretamente, ne era geloso. La stava perdendo e non sapeva come fare per trattenerla.
La dolcissima creatura aveva, in realtà, un solo lacerante desiderio: conquistare il cuore di colui che, per lunghissimo tempo era stato al suo fianco come un padre, un amico, un fratello e molto di più. Ormai viveva solo per lui ma il vecchio saggio non se ne avvedeva e diveniva sempre più cupo e distante.
Un bel giorno, al termine di un concerto, l’incantevole cigno strinse le mani del compagno e, facendo appello a tutto il suo coraggio, confessò l’amore che il suo cuore non poteva più nascondere perché era diventato solido come una roccia, incontenibile al pari di un fiume in piena, “ imponente come il più maestoso degli alberi, più profondo dell’immenso Oceano”. Il gufo confermò le sue segrete paure e la respinse. La sua anima sembrava voler soffocare e, devastata dalla consapevolezza della solitudine, spargeva silenziose lacrime attraverso il canto, divenuto, d’un tratto, triste e malinconico. Desiderava con tutta se stessa l’unica persona che non poteva avere perché lui la considerava come una figlia.
Dopo lo smarrimento iniziale, però, intuì quale verità si nascondeva nel cuore del suo angelo: la amava! Si, la amava ma aveva paura. Non voleva correre il rischio di distruggere, per una follia, tutto quello che avevano costruito insieme. Ad un astro della sua grandezza e luminosità non era concessa una vita privata. A maggior ragione, non poteva permettersi il lusso di amare qualcuno molto più vecchio di lei che, per anni, le aveva fatto da padre. Nonostante questa consapevolezza, lei era decisa a coronare il sogno cui anelava da tanto.
Vincendo le ultime perplessità, raggiunse il gufo, lo abbracciò con tenerezza e gli sussurrò dolcemente: "Il mondo capirà, mon amour. Se non dovesse farlo, poco importa, è tra le tue braccia che voglio trascorrere il resto dei miei giorni. Non renderci entrambi infelici. Se il mio pubblico non accetterà, allora canterò per te, solo per te, per tutti gli attimi che vivremo insieme. Sei tu la mia gioia, la mia voglia di vivere, la mia ragion d’essere, la mia forza. Senza di te, il mio cuore non riuscirebbe più ad emettere una sola nota." Il saggio, finalmente capitolò e, piangendo, l’attirò a sé. Entrambi ormai sapevano che nessun ostacolo li avrebbe mai più separati.
Il mondo, ben presto, accettò il loro amore e restò piacevolmente ammutolito di fronte all’onestà ed al coraggio dimostrato dai due amanti.
La fama e l’amore arridono tuttora all’incantevole cigno dalla voce d’usignolo. Il calore del suo pubblico ha ricompensato le estenuanti fatiche. La gente ama e ammira il suo talento ma anche la sua anima, rimasta incontaminata. Le parole del gufo sono state profetiche: non vi è stata porta che non abbia ceduto di fronte alla sua disarmante grazia ed innocenza. Ma lei ancora si meraviglia di ciò. Voleva solo coronare il suo sogno ed invece si è trovata a condividerlo con una folla adorante.
Il cigno ed il gufo sono felici e vivono l’uno per l’altra, nella speranza di realizzare un nuovo grande desiderio: formare la loro piccola famiglia. L’elegante, e a volte ancor indifesa, creatura stringe a sé il suo compagno, consapevole che quello che ha lo deve a lui, a mamma Anatra e all’incommensurabile fiducia che entrambi hanno avuto nelle sue capacità. Attraverso il vento, il cigno riesce a sentire la forza emanata da colui che è il suo punto di riferimento e, solo per mezzo delle emozioni del suo gufo, è in grado di percepire, come sempre, la sua musica.
A chiunque abbia letto, quella narrata, sarà sembrata di certo una favola ma è la storia vera di un anatroccolo che inseguì il suo sogno, con tenacia e tanta fede, e adesso si libra altissimo nel cielo, spiegando le sue candide e maestose ali.
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