S’il suffisait d’aimer [continua]
Celine in sala di registrazione generalmente dopo aver conseguito grandi successi in lingua inglese, la nostra petit quebeicose ritorna alla sua lingua madre: il francese. Basti pensare, per esempio, che dopo l’uscita del suo primo album in inglese (Unison) ne fa seguire uno in francese (Dion chante Plamondon), oppure dopo il grande successo di The color of my love escono un anno dopo sia il Live à l’Olympia di Parigi (1994) che l’album francese (The French Album) per antonomasia ovvero D’eux (1995), che la fa affermare un po’ dappertutto, anche nei paesi anglofoni.
Beh in quest’ultimi anni dopo la vera consacrazione di quest’artista, e specialmente dopo il tormentone di My heart will go on, si poteva smentire la nostra Céline? No naturalmente, perchè a quasi un anno dall’uscita di Let’s talk about love esce un album di canzoni francesi, inedite, quasi tutte scritte e musicate dalla magica mano di Jean Jacques Goldman: questo è S’il suffisait d’aimer.

La copertina di D'Eux Un ritorno a D’eux? In un certo senso direi di sì sebbene in quest’ultimo si può avvertire una Céline più matura e più riflessiva (se posso usare quest’espressione). Basti per esempio confrontare le copertine dei due cd (che sono lo specchio delle canzoni contenute).
La copertina di S’il suffisait d’aimer In entrambi Céline ha lo sguardo perso nel vuoto solo che in D’eux lo sguardo, verso sinistra, mi sembra più da ragazza curiosa che vuole sapere conoscere (lo stesso colore blu potrebbe indicare innocenza); in S’il suffisait d’aimer invece, con lo sguardo rivolto verso destra che potrebbe significare un cambio di veduta, Céline è una signora matura, pensierosa, ma consapevole di quello che ha fatto e che dovrà fare (anche qui vale la simbologia del colore).

Celine in sala di registrazione Dunque in quest’ultimo album francese, dalle note un po’ misteriose e inquietanti di Je crois toi si passa a Zora sourit, una canzone apparentemente banale, ma che sotto rivela una denuncia verso le orribili condizioni della donna in certi paesi, poi segue On ne change pas che secondo me è una delle canzoni più belle di quest’album, la quale contiene non pochi riferimenti alla vita e alle esperienze di Céline (chi potrebbe essere quella petite fille maigre che marche à charlemagne inquiete, se non Lei?). Passando dal soul di Je chanterais siamo presi dal ritmo sfrenato di Terre, che poi sfuma in una dolcissima En attendant ses pas e in una magnifica Papillon; la canzone seguente, L’abandon, invece ci trasporta con delicatezza in un’atmosfera esotica, tribale, è come se fossimo in un’isola deserta al momento del tramonto. Come una sveglia che suona durante i nostri più bei sogni così risulta Dans une autre monde, che con il suo ritmo scatenato ci porta proprio in un altro mondo. Imponente appare invece Sur le meme bateau seguita da una ballata molto blues che fonde splendidamente le due l ingue più usate da Céline: questa è Tous les blues sont ecrits pour toi. Infine la canzone che dà il titolo all’album ovvero: S’il suffisait d’aimer la quale è carica di una dolcezza incredibile e di straordinari versi poetici.

Senza togliere nulla a D’eux (che resta il mio album preferito), in S’il suffisait d’aimer si possono cogliere attimi di vera e propria poesia che può essere di denuncia (vedi Zora sourit), biografica e personale (On ne change pas, Je chanterais) o romantica (En attendant ses pas, S’il suffisait d’aimer ecc.).
Jean Jacques Goldman si riconferma quindi il geniale scrittore e musicista di sempre e Céline naturalmente ci dà di nuovo prova della sua infinita bravura nel cantare e nel saper rendere le sue canzoni parte insita del nostro animo.

Céline
En attendant tes pas,
Je mets ta musique en sourdine tout bas
Mercì Céline
Please come back soon!!!
We’ll be waiting for you inside our hearts!!!


Adele

Indietro




Home
Copyright © 2000 Celine's maniacs
All Rights Reserved. | Tutti i diritti riservati.
Mail: celman@katamail.com